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Rivista Idraulica 60

CHE COS’È LA GESTIONE DEL RISCHIO?

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La gestione del rischio è una materia oggetto di approfonditi studi ed è applicabile ad ogni situazione di pericolo, ma in estrema sintesi essa si identifica nelle seguenti fasi:

  1. Definizione 
  2. Valutazione 
  3. Mitigazione 
  4. Monitoraggio

 

DEFINIZIONE DEL RISCHIO

È l’identificazione degli eventuali pericoli. Più in generale, si possono identificare molti rischi non solo sanitari. Ad esempio, i rischi finanziari o, per restare nell’ambito degli impianti idro-termo-sanitari, i rischi di un’interruzione di servizio fornito in un impianto di riscaldamento.

In questo caso alcune cause che possono provocare un fermo impianto possono essere:

  • la depressurizzazione dell’impianto; 
  • la rottura di un componente come la pompa di circolazione;
  • la rottura di una tubazione.

VALUTAZIONE DEL RISCHIO

È la valutazione e, quindi, la quantificazione del rischio associata ad una causa ben definita detta “pericolo”. È data dal prodotto dei due seguenti fattori detti componenti del rischio:

  • l’impatto o magnitudo, che è la gravità del danno che può essere causato dal pericolo analizzato;
  • la probabilità, cioè la frequenza con la quale il pericolo analizzato può accadere.

L’analisi di questi due fattori può essere riassunta in tabelle dette anche matrici del rischio (fig. 17).
Riprendendo l’esempio dell’analisi del rischio di un impianto di riscaldamento una matrice del rischio  potrebbe essere quella riportata in figura 18.
Nella matrice si vede come il rischio di depressurizzazione dell’impianto ha una frequenza elevata ma ha un impatto minimo sui fermi dell’impianto: è infatti possibile ripristinare l’impianto con una semplice apertura del rubinetto di carico dell’impianto.
Al contrario, una rottura di una tubazione ha un impatto decisamente più pesante rispetto al caso precedente. Infatti, il ripristino di un impianto dopo la rottura di una tubazione, in genere, comporta alti costi e tempi lunghi. Tuttavia, questo evento ha una frequenza assai ridotta e per questo, globalmente, rappresenta un rischio minore per un fermo impianto rispetto al caso precedente.

MITIGAZIONE DEL RISCHIO

Si tratta del processo che definisce un livello di rischio accettabile (che può essere diverso in base ai contesti). Qualora i livelli di rischio analizzati precedentemente fossero superiori al livello accettabile si definiscono le strategie per ridurre l’impatto o la probabilità che il pericolo possa accadere.
Nel già citato esempio dei rischi relativi al fermo di un impianto di riscaldamento si potrebbero definire due livelli di rischio.

  • Livello più elevato
    (in figura 19 come livello 2) può essere accettabile in contesti del tipo domestico, cioè dove è sopportabile il fermo dell’impianto;
  • Livello più basso
    (in figura 19 come livello 1) è applicabile in contesti dove il fermo dell’impianto va evitato il più possibile come nel caso di grossi impianti collettivi o impianti a servizio di strutture sanitarie. I due livelli così definiti possono essere rappresentati sulla matrice di rischio con le rette riportate in figura 19.

MONITORAGGIO

In questa fase si verificano essenzialmente due aspetti:

  • che le condizioni di rischio non siano cambiate;
  • che le azioni correttive della fase di mitigazione abbiano prodotto i risultati attesi.

Sempre riprendendo l’esempio dell’impianto di riscaldamento, una non corretta gestione dell’acqua dell’impianto potrebbe causare corrosioni, aumentando in questo modo la probabilità, e quindi la posizione all’interno della matrice del rischio, della rottura di una tubazione.
Altro aspetto molto importante della fase di monitoraggio è la verifica della corretta manutenzione di tutti i dispositivi coinvolti nella gestione del rischio. Ogni problematica è amplificata nella sua gravità o frequenza da una non corretta o assente manutenzione.

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